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CONE BEAM 3D E TAC TRADIZIONALE, DUE TECNICHE A CONFRONTO IN CAMPO DENTO-MAXILLO-FACCIALE – del Dr. E. D. Casa lini

Cone Beam 3D e TAC tradizionale due tecniche a confronto in campo odonto maxillofacciale del Dr. E. D. Casalini

La metodica CBCT (Cone Beam Computed Tomography), o più esattamente definita di recente CB3D, ha rivoluzionato la diagnostica radiologica odontoiatrica e maxillo-facciale rendendo disponibili ricostruzioni 3D delle strutture anatomiche esaminate. La Cone Beam 3D è una tecnica radiologica di scansione tomografica utilizzata per acquisire dati e immagini di uno specifico volume del massiccio facciale o del cranio. Grazie a specifici e potenti software di elaborazione, questa tecnica offre immagini diagnostiche sui tre piani dello spazio e Volume Rendering (cioè immagini volumetriche), esponendo il paziente a dosi radianti relativamente basse. La CB3D rappresenta l’ultima generazione delle macchine per imaging radiologico in campo odontoiatrico e riunisce, oltre ai suoi specifici pregi, quelli di altre metodiche ormai consolidate come l’OPT (ortopantomografia o panoramica) e le radiografie del cranio in latero-laterale e postero-anteriore, a uso cefalometrico, rappresentazioni che sono direttamente realizzabili con i software applicativi. Si è dimostrata insostituibile nella programmazione d’interventi di avulsione di elementi dentari inclusi sia nell’adulto che in età pediatrica. In implantologia, permette di valutare qualità e quantità di osso disponibile e prevedere possibili cause di insuccesso. In ortodonzia, consente una migliore programmazione clinica e in campo oncologico permette di definire l’estensione di processi espansivi e compromissioni di anatomiche vitale. D’altra parte, il campo applicativo della CB3D presenta ogni giorno nuove prospettive e indicazioni e rappresenta uno strumento potente e indispensabile per l’odontoiatra ed il chirurgo maxillo-facciale. Questa metodica offre numerosi vantaggi rispetto alla TC tradizionale in ordine di costi ridotti, accuratezza, praticità di esecuzione.

    Fig. 1

In figura 1 è rappresentato il principio di funzionamento della CB3D: la sorgente di raggi X ruota attorno al massiccio facciale del paziente, mentre un detettore cattura le immagini relative alla sua anatomia, inviandole alla workstation per l’elaborazione (processing).L’emissione del fascio radiante può essere continua o pulsata. In particolare, quest’ultima consente di ridurre l’esposizione. Alla fine dell’esame, si disporrà di un insieme di 360 esposizioni o immagini immagazzinate nel computer: la cosiddetta “ricostruzione primaria”. Questo volume d’informazioni viene elaborato e presentato graficamente sotto forma di immagini anatomiche utili a fini diagnostici: sono sezioni della mandibola o del mascellare rappresentate nei tre piani spaziali, in sagittale, coronale e assiale. È inoltre possibile realizzare visioni d’insieme e rendere l’osso più o meno trasparente per evidenziare strutture che sono nel suo interno.

  Fig. 2

In figura 2 si illustra invece il principio di funzionamento di una classica TC, in questo caso una TC spirale. Le differenze tecniche consistono sostanzialmente nel fatto che la CB3D utilizza un fascio radiante conico ed un detettore di ampia area, acquisendo così un ampio volume di immagini in una sola rotazione. La TC tradizionale, invece, usa un fascio molto sottile di raggi X che ruota più volte intorno alla testa del paziente e sensibilizza una serie di detettori, mentre il corpo del paziente viene fatto avanzare in continuazione. Il FOV (Field of View), cioè l’ampiezza dell’area esposta ai raggi X, nelle applicazioni CB3D è piuttosto piccolo e si limita alla sola area di interesse clinico, contrariamente agli ampi FOV della TC tradizionale che include generalmente almeno tutto il cranio del paziente.Queste differenze di metodologia ci fanno capire che vi sono differenti esposizioni per i pazienti: numerosi studi clinici e sperimentali hanno ormai confermato che, con TC tradizionale, in uno studio della mandibola o del mascellare superiore l’esposizione al paziente è rispettivamente di 200-500 microsivierts e di 100-300 microsivierts, in base alla macchina e tecnica utilizzata. Utilizzando macchine CB3D, questi valori scendono a 30-100 microsivierts complessivi nel caso di esposizione doppia e simultanea di mandibola e mascellare.Inoltre, gli artefatti tecnici dovuti alla presenza di metallo nelle protesi a ponte o negli impianti risultano particolarmente accentuati nella TC tradizionale e spesso danneggiano irreparabilmente la qualità dell’esame. Proprio per le sue caratteristiche intrinseche, questo inconveniente è invece praticamente inesistente utilizzando la tecnica Cone Beam 3D.In conclusione, relativamente alle applicazioni in campo odontoiatrico e maxillo-facciale, la tecnica Cone Beam 3D si dimostra superiore alla TC tradizionale per la maggior definizione delle sue immagini, perché permette migliori contrasti tra strutture di diversa densità (gengiva-osso), per la minore esposizione alle dosi radianti, perché l’esame è generalmente più breve, con il paziente in posizione più comoda.
Tutti i dati esposti sono ampiamente disponibili in letteratura medica, discussi ed accettati dagli Autori più autorevoli nel campo specifico.

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