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IL RUOLO DELL’ECOGRAFIA NELLA PATOLOGIA MAMMARIA – della d.ssa Mariagrazia Zambelli

L’ecografia è diventata uno strumento diagnostico indispensabile nella valutazione delle malattie della mammella. Per evitare di commettere errori, è necessario sapere fin dall’inizio che l’ecografia mammaria non entra in competizione con altre metodiche diagnostiche, in particolar modo con la mammografia. L’ecografia mammaria viene effettuata a completamento della mammografia, piuttosto che in sostituzione di essa ed entrambe devono costituire un’unità diagnostica nella valutazione della patologia mammaria.
E’ necessario inoltre puntualizzare che l’ecografia così come la mammografia, non sono in grado di fornire una valutazione istologica del parenchima mammario o di una lesione focale. Con lo sviluppo di tecnologie ecografiche ad alta risoluzione agli inizi degli anni ’80, l’ecografia mammaria ha ottenuto un ruolo di primo piano nella diagnostica precoce del cancro della mammella. Infatti un operatore esperto nell’uso di questa tecnica dinamica di immagini per sezione, può individuare piccole anomalie focali nell’ambito del parenchima mammario denso di una giovane donna. Inoltre l’assenza di radiazioni ionizzanti rende questo esame privo di ogni rischio anche nelle pazienti gravide.
L’ecografia mammaria è una procedura relativamente soggettiva che dipende in maniera critica e totale dall’esperienza dell’esaminatore e dalla qualità della strumentazione.  Negli ultimi decenni è diventata parte integrante nell’approccio diagnostico delle lesioni focali della mammella. Attualmente l’esame obiettivo, la mammografia, l’ecografia e la citologia rappresentano i fondamenti della diagnostica nella patologia mammaria.

Per lo studio ecografico delle mammelle vengono usate sonde ad alta frequenza di tipo lineare, in quanto possiedono un’ottima definizione e una capacità di penetrazione in profondità nei tessuti di pochi centimetri, essendo la mammella una ghiandola a sviluppo superficiale. L’esame viene eseguito a paziente in posizione supina con le braccia estese verso l’alto in modo tale che sia possibile la massima compressione del tessuto retromammario; per lo studio dei quadranti esterni è preferibile far ruotare leggermente la paziente sul fianco controlaterale.

Le indicazioni per eseguire un esame ecografico della mammella sono:

  • presenza di massa palpabile localizzata nella mammella e sotto l’ascella, soprattutto nelle donne sotto i 30 anni di età, nelle donne gravide o che stanno allattando;
  • nel controllo di mammelle radiologicamente dense, ove sia difficile effettuare una valutazione solo con la mammografia;
  • per lo studio di una lesione focale sospetta individuata mediante mammografia;
  • per la localizzazione pre-operatoria di una lesione non palpabile;
  • presenza di formazione radiopaca individuata alla mammografia, sospetta per carcinoma, oppure che non abbia caratteri chiaramente benigni. In questo caso le principali caratteristiche ecografiche che devono essere ben valutate per porre il sospetto di malignità sono le seguenti: ipoecogenicità del nodulo, irregolarità e sfumatura dei margini, morfologia della lesione ed eventuale presenza di cono d’ombra posteriore;
  • monitoraggio di noduli benigni all’esame obiettivo e alla mammografia;
  • diagnosi differenziale di noduli benigni alla mammografia ad es. tra cisti e fibroadenoma, in quanto l’ecografia riesce a determinare il contenuto di un nodulo se liquido o solido

Infatti la diagnosi ecografica di una cisti è molto facile e presenta una accuratezza del 100% in caso di cisti semplice. Essa si presenta come una lacuna anecogena, di forma rotonda od ovale, a seconda del grado di tensione, a margini netti, regolari, ben definiti, iperecogeni. Vi sono quasi sempre rinforzo di parete posteriore ed ombre acustiche laterali. Invece il fibroadenoma all’ecografia si presenta come un nodulo omogeneamente ipoecogeno, a margini netti e regolari, di forma prevalentemente ovale e dimensioni variabili da pochi millimetri e 4-5 centimetri. Inoltre l’ecografia mammaria è utile nel follow-up post-operatorio e post-terapeutico nei seguenti casi:

  • screening per recidiva tumorale dopo una mastectomia o dopo inserimento di impianto mammario;
  • controllo dell’integrità delle protesi mammarie;
  • valutazione post-operatoria di ematomi, sieromi e processi infiammatori;
  • valutazione della risposta alla terapia di una mastite.

In conclusione si può senz’altro affermare che l’ecografia mammaria si è rivelata uno strumento diagnostico molto importante sia nella patologia benigna che maligna della mammella e che rappresenta indagine di primo livello nello studio delle mammelle delle giovani donne.

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